Oct 09 2015

Nuovo decreto ministeriale per l’impiego di Guardie Giurate su navi mercantili

gpg servizio antipirateriaIl Ministero della Difesa ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il nuovo decreto ministeriale “Individuazione delle acque internazionali soggette al rischio di pirateria nell’ambito delle quali è consentito l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana“.

Questo dm abroga e sostituisce il decreto del Settembre 2011 intitolato “individuazione degli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria nell’ambito dei quali può essere previsto l’imbarco dei Nuclei militari di protezione

Le aree di mare in cui le navi italiane potranno impiegare guardie giurate a bordo sono le seguenti:

  • Mar cinese meridionale, stretto di Malacca e Singapore: porzione di mare compresa fra i meridiani 78°E e 135° W e fra i paralleli 30° N e 15° S
  • Africa occidentale: porzione di mare compresa fra i paralleli 36° N e 15° S che si estende a partire dalle coste occidentali dell’Africa fino al meridiano 30°W;
  • Oceano indiano e Mare arabico: porzione delimitata a nord ovest dallo stretto di Bab El Mandeb, a nord dallo stretto di Hormuz, a sud dal parallelo 12° S e a est dal meridiano 78° E;
  • Golfo Persico.

Mar 08 2014

Orario di lavoro e riposi, arrivano le maxi sanzioni. Tra qualche perplessità

decreto legge riposi e orariIl 24 dicembre dello scorso anno è entrato in vigore il Decreto legge n. 145/2013 (Destinazione Italia) che prevede, all’Art. 14  “Misure di contrasto al lavoro sommerso e irregolare“. Il decreto ha lo scopo di potenziare la lotta al lavoro irregolare e sommerso e di tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro.

Il metodo scelto per combattere queste politiche di sfruttamento dei dipendenti è stato di colpire il datore di lavoro dove gli fa più male: ovvero nel portafogli! Sono state aumentati infatti gli importi delle sanzioni amministrative già previste dalla leggwe nei confronti dei datori di lavoro inadempienti (in alcuni casi la cifra è stata decuplicata).

Ma cosa dice di nuovo questa legge? in sostanza niente, perchè la legge in materia esiste già ed è valida; il problema è che finora le pene previste (per non parlare dei controlli) erano davvero inadeguate; facciamo un paio di esempi:

Aumento delle sanzioni

Limite all’orario di lavoro: la legge stabilisce che il limite per singolo lavoratore è di 48 ore in 7 giorni (rilevabili come media).

Sanzione prevista per chi non rispetta la legge: 1.000 a 7.500 euro nel caso di un solo lavoratore (prima era da 100 a 750 euro…);da 4.000 a 15.000 euro nel caso di più di 5 lavoratori (o il fatto si sia ripetuto in almeno 3 periodi di rilevamento del’orario medio); da 10.000 a 50.000 euro se i dipendenti sono più di 10 e interessi almeno 5 periodi di riferimento (in questo caso, non è ammesso il pagamento in misura ridotta).

Riposi: ogni lavoratore ha diritto a riposare almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni (può essere rilevato come media su un periodo di massimo 14 giorni).

Sanzione prevista: da 500 a 1.500 euro;che diventano da 3.000 a 10.000 euro nel caso siano coinvolti più di 5 dipendenti (o si sia verificata in almeno 3 periodi di 24 ore); sale infine a 9.000 – 15.000 euro nel caso in cui la violazione coinvolga più di 10 dipendenti (o interessi almeno 5 periodi di 24 ore); in questo caso, non è ammesso il pagamento in misura ridotta).

Lavoro in nero

Sono state aumentate anche le pene previste per il lavoro in nero (anche se qui gli aumenti sono stati meno corposi): rimane immutata la sanzione prevista per la mancata interruzione del rapporto di lavoro, viene innalzata a 1.950 – 15.600 per singolo dipendente irregolare la sanzione amministrativa (che prima ammontava a 1.500 – 12.000€) con una maggiorazione di 195€ per ogni giorno lavorato (prima erano 150€).
Viene aumentata anche la sanzione amministrativa prevista per i lavoratori in nero successivamente regolarizzati: 1.300 – 10.400€per lavoratore con una maggiorazione di 39€ per giornata lavorata irregolarmente.

Reierazione del reato

Per i datori di lavoro recidivi è previsto il pagamento di una sanzione ulteriore nel caso di sospensione dell’attività per lavoro irregolare (1.950€) o per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul luogo di lavoro (3.250€)

Potenziamento dei controlli

A mio avviso la parte più importante, perché in italia abbiamo leggi ottime e nessuno che vigila affinché vengano applicate…

Il Decreto prevede che le entrate extra provenienti dall’aumento delle sanzioni verranno utilizzate per potenziare i controlli sul territorio, sarà inoltre aumentato l’organico a disposizione del Ministero di 250 nuovi ispettori e infine verrà aumentata l’autonomia degli enti pubblici per quanto riguarda la pianificazione delle visite ispettive

Perplessità

A prima vista sembrano tutte buone notizie: 250 nuovi posti di lavoro, maggiori controlli e multe più salate per i datori di lavoro che sfruttano i dipendenti sono notizie che fa piacere leggere (sopratutto per chi fa un lavoro dove gli orari sono impossibili e i riposi troppo spesso un miraggio); ma dove sta allora la “fregatura”? Personalmente ci sono almeno due punti che mi lasciano dubbioso:

Prima di tutto i soldi per queste nuove assunzioni e spese verranno presi dal Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, e non stiamo parlando di monetine, ma di 22 milioni di euro in tre anni! Nel decreto si legge infatti che:

“Ai maggiori oneri […] si provvede mediante riduzione del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, nella misura di euro 5 milioni per l’anno 2014, 7 milioni per l’anno 2015 e 10,2 milioni a decorrere dall’anno 2016”

Secondo punto, i maggiori introiti derivanti dall’aumento delle sanzioni per il lavoro irregolare di cui abbiamo parlato, andranno a finanziare “misure finalizzate a una maggior efficacia della vigilanza, ad iniziative di contrasto al lavoro sommerso”, ma serviranno anche “alle spese di missione del personale” e in particolare a pagare gli spostamenti in macchina degli ispettori vecchi e nuovi.

In un’ottica di riduzione dei costi, un comma del decreto prevede espressamente “forme di implementazione nell’utilizzo del mezzo proprio in un’ottica di economicità complessiva”. Tradotto: ti assumo come ispettore, vai in giro con la tua macchina e e con le multe che fai ti pago i rimborsi per gli spostamente.

Di fatto chi emette le sanzioni è anche un dei principali beneficiari della sanzione stessa, una situazione molto discutibile che Fedele Sponchia, presidente dell’associazione nazionale ispettori Inps, ha definito: “una norma scioccante sul piano etico e credo possa configurarsi come conflitto di interessi che mette a rischio l’imparzialità dell’azione della pubblica amministrazione”.

Per che volesse dare uno sguardo al decreto allego qui il testo integrale

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Dec 06 2013

Nuova possibilità di lavoro per Guardie Giurate sui mezzi pubblici

guardie giurate controlloriCon una decisione del 3 dicembre 2013 il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato la richiesta  di modifica alla disciplina dei trasporti proposta dalla Lega Nord (con il sì della maggioranza di centrodestra, l’astensione dei gruppi M5S e Patto civico e il no del Pd) che autorizza l’impiego di Guardie Giurate anche sui mezzi pubblici come ausilio ai controllori e per aumentare la sicurezza a bordo. In pratica gli anti locali potranno assumere a loro spese personale da impiegare sui mezzi pubblici per affiancare i controllori e tutelare i mezzi dai vandali.

La decisione è stata presa per arginare il fenomeni dell’evasione tariffaria e della delinquenza e vandalismo a bordo dei mezzi pubblici; una circolare del Consiglio spiega che le guardie giurate saranno autorizzate a controllare i titoli di viaggio e ad assicurare la sicurezza a bordo ”in assenza del personale della polizia ferroviaria e di altri ufficiali e agenti di polizia giudiziaria”.

L’obiettivo dichiarato, continua la nota, è di “garantire maggiore sicurezza agli utenti e combattere con maggiore decisione il triste fenomeno dell’evasione tariffaria, che penalizza fortemente i bilanci delle aziende di trasporto e aumentare la sicurezza sia reale che percepita sui mezzi pubblici, rendendo più gradevole il viaggio e maggiormente appetibile il servizio offerto dalle aziende di trasporto”; queste le parole del vicecapogruppo del Carroccio Fabio Rolfi.

La proposta di modifica prevede poi una serie di altri punti, tra cui un notevole aumento delle sanzioni previste per chi viaggia senza biglietto (fino a cento volte il valore della tratta viaggiata), che aiuterà gli enti locali a rientrare della spesa sostenuta per assumere e mantenere il corpo di guardie giurate impiegato. E’ ancora presto per poter fare una stima di quante guardie Giurate potrebbero venir impiegate per questo nuovo tipo di servizio, ma questa decisione è sicuramente un importante punto di partenza per la categoria perché è probabile che, se l’esperimento darà i risultati sperati, altre regioni prenderanno simili provvedimenti sui loro mezzi pubblici.

Rimangono alcuni quesiti da capire, come per esempio se si tratterà di un servizio armato o meno, se il servizio verrà affidato tramite appalto ad un Istituto di Vigilanza oppure se le guardie saranno assunte direttamente dagli enti ed infine, ed è il punto più importante,quale qualifica avranno le Guardie Giurate nello svolgimento del servizio: i controllori e i capitreno infatti sono considerati a tutti gli effetti dei Pubblici Ufficiali mentre le Guardie Giurate sono normalmente Incaricati di Pubblico Servizio. La differenza di qualifica in questo caso potrebbe essere determinante per esempio per poter richiedere un controllo dei documenti ai viaggiatori. Non resta che aspettare e vedere come verrò gestita la cosa

Nov 24 2013

Nuova società autorizzata al servizio antipirateria

nuova società per servizi antipirateriaIn questi giorni un secondo Istituto di Vigilanza ha ottenuto l’autorizzazione a far operare le proprie guardie giurate nel servizio antipirateria a bordo dei mercantili italiani che transitano in acque internazionali a rischio pirateria.

Dopo il recente varo, da parte del Ministero, dell’attesa circolare attuativa delle norme antipirateria anche la Metro Security Express ha infatti ottenuto l’ambita autorizzazione, andando ad aggiungersi alla Triskel Risk Management che finora, era l’unica società autorizzata ad operare in questo campo.

Un incaricato della Metro Security Express ha annunciato che il servizio verrà espletato da personale qualificato, che fa prestato servizio nelle “forze speciali” dell’Esercito Italiano ed ha esperienza di lunghi periodi di missione all’estero con funzioni di comando in territori ostili. La Metro Security Express opera a Roma e provincia da oltre 40 anni e ha un organico composto da circa 40 guardie giurate qualificate munite di porto d’armi e 15 unità operative non armate addette ai servizi fiduciari.

 

Nov 22 2013

Quando è reato protestare contro un Pubblico Ufficiale o Incaricato di Pubblico Servizio

In quali casi esprimere il proprio disappunto ad un Pubblico Ufficiale o Incaricato di Pubblico Servizio diventa reato?

Protestare ed estrimere il proprio disappunto non è, di per sé, un reato, ma lo può diventare nei casi in cui la protesta risulti violenta o minacciosa. Vediamo di seguito i casi previsti dal Codice Penale:

Protesta violenta o minacce:

Il reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale [1] consiste nel minacciare o costringere con violenza fisica un pubblico ufficiale a fare un atto contrario ai propri doveri o ad omettere un atto d’ufficio. La minaccia deve avere ad oggetto un male ingiusto, non deve essere generica e deve essere di una gravità tale da essere in grado di costringere il pubblico ufficiale a non adempiere al proprio dovere.

Va precisato che la minaccia o la violenza sono considerate tali anche se sono destinate ad una persona diversa dal PU, mentre non lo sono in caso di minaccia “generica”, ad esempio non è reato dire “non farmi la multa oppure vedrai…”, mentre lo è fare un affermazione del tipo “se mi fai la multa vengo a cercarti e ti pesto”
Pena prevista: in questo caso è prevista la reclusione da 6 mesi a 5 anni. se gli atti hanno come scopo l’impedire ad un pubblico ufficiale di compiere il suo lavoro la pena prevede la reclusione fino a tre anni

Resistenza

Il reato di resistenza a un pubblico ufficiale [2] si distingue dal primo perché in questo caso il fine della violenza o della minaccia non è quello di costringere il pubblico ufficiale a non fare un atto d’ufficio, ma quella di impedirlo. È punita anche la resistenza nei confronti di chi presta assistenza a un pubblico ufficiale su sua richiesta. È resistenza anche la semplice fuga, a piedi o a bordo di un veicolo, o la resistenza c.d. passiva, come ad esempio rimanere fermi o legati a qualcosa per impedire di essere portati via.

Pena prevista: anche in questo caso è prevista la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

Oltraggio a un pubblico ufficiale.

Commette il reato di oltraggio a un pubblico ufficiale [3] chi offende l’onore di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni in un luogo pubblico. L’offesa può essere generica e deve essere tale da arrecare un danno all’onore e al prestigio della persona o dell’istituzione che rappresenta. Essa deve essere pronunciata durante il compimento di una funzione proprio dell’ufficio.

In questo caso per luogo pubblico si intende anche un qualsiasi luogo privato ma aperto al pubblico (esempio: centri commerciali, campi sportivi, negozi, ecc). Il reato non sussiste se il PU non sta svolgendo la proprie mansioni (questo non vuol dire che potete insultare liberamente una persona, si configura comunque il reato i ingiurie)

Pena prevista:Per questo reato è prevista la reclusione fino a 3 anni, aumentata se l’offesa è l’attribuzione di un fatto determinato. In quest’ultimo caso però si può evitare la condanna se viene dimostrata la veridicità del fatto.

E’ possibile estinguere il reato con il completo risarcimento del danno cagionato alla persona e all’ente (spesso questi ultimi si accontentano di una sincera lettera di scuse).

altri reati
Anche nel caso in cui non si configuri uno dei reati di cui sopra, è bene ricordare che offese, violenze e minacce sono comunque dei reati (ingiurie, minacce, lesioni, percosse, ecc). In questi casi però si può venir condannati solo se la vittima presenta querela entro 3 mesi.

Risarcimento dei danni:

Oltre alle pene descritte sopra -previste dal codice penale- chi viene condannato deve accollarsi anche le spese legali di entrambe le parti ed è possibile che il giudice decida di condannare anche al pagamento di un risarcimento del danno cagionato.

[1] Art. 336 cod. pen. [2] Art. 337 cod. pen. [3] Art. 341 bis cod. pen. [4] Art. 348 cod. pen.

Fonte: http://forum.grnet.it/guardie-particolari-giurate-f62/quando-e-reato-protestare-contro-un-pubblico-ufficiale-o-inc-t12186.html

 

Nov 06 2013

Regolamento di Servizio per le Guardie Giurate su mercantili

guardie giurate servizio antipirateriaNei giorni scorsi è stata finalmente è pubblicata la Circolare di Applicazione del D.M. n°266 del 28 Dicembre 2012,  con il titolo “Regolamento recante l’impiego di Guardie Giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria – Direttive“ da parte del Ministero dell’Interno

Il documento si compone di due allegati, il primo è il Modello Unico per la dichiarazione di autorizzazione all’impiego di Guardie Giurate sui mercantili battenti bandiera italiana, mentre il secondo, decisamente più interessante per gli “addetti ai lavori” contiene le Disposizioni per l’approvazione del Regolamento di Servizio.

 

Il documento è composto di 5 paragrafi:

  1. disposizioni generali;
  2. responsabilità, competenze e norme di comportamento a bordo della nave
  3. modalità di svolgimento del servizio di protezione del naviglio mercantile
  4. competenze del “Team Leader”, cioè della Guardia Particolare Giurata più anziana responsabile dei suoi dipendenti
  5.  procedure d’allarme e norme sull’uso della forza.

Disposizioni Generali

Questo paragrafo definisce le linee guida della condotta da tenere, riconferma le relazioni di comando e le responsabilità a bordo previste dal Codice della navigazione e sancisce che l’uso della forza deve essere graduale, arrivando al ricorso alle armi come ultima risorsa, da usare solo in caso di legittima difesa (come peraltro stabilito dall’articolo 52 del codice penale).

Seguono poi alcune definizioni – forse un po scontate – che riportiamo di seguito:

  • Forza letale: forza che può portare alla morte;
  • Non cinetico: qualsiasi avvertimento che non includa l’esplosione di colpi di armi da fuoco;
  • Pirateria: ogni atto illecito di violenza o di sequestro, o ogni atto di rapina, commesso a fini privati dall’equipaggio o dai passeggeri di una nave privata o un aereo privato;
  • Team leader: Il componente del team di guardie giurate designato come responsabile e identificato come tale dall’armatore della nave, dal Comandante, dagli ufficiali e dall’equipaggio.
  • Potenziale minaccia: Un individuo, gruppo di individui e / o una nave che ha commesso o sta per commettere un atto che minaccia la sicurezza della nave su cui è imbarcato un team di guardie giurate.

Responsabilità / Competenze / Norme di comportamento

Questo paragrafo ribadisce l’autorità del Comandante della nave, il quale conserva tutte le prerogative e responsabilità inerenti la navigazione e le manovre della nave, incluse quelle elusive e di scampo; ribadisce inoltre che il Comandante stesso ricopre funzione di Ufficiale di Polizia Giudiziaria ed esercita inoltre un controllo ravvicinato delle attività e dei compiti del team di sicurezza, attraverso il Team leader; ne consente infatti l’armamento e il dispiegamento, pur non avendo alcuna competenza sulle scelte tattiche e la disposizione delle guardie che spettano, in via esclusiva, al Team leader.

Il testo infatti riconosce il fatto che la protezione della nave da episodi di pirateria – a causa della diffusione e pericolosità della minaccia – non è ormai più relegabile ad una mera attività di repressione finalizzata all’applicazione del diritto penale da parte dell’autorità giudiziaria, ma presenta preminenti aspetti di sicurezza della nave e del suo equipaggio e di prevenzione.

Servizio di protezione del naviglio mercantile

Di fatto si tratta di un servizio di vigilanza fissa, diurna e/o notturna, all’obiettivo (la nave), espletato da un team di almeno quattro guardie particolari giurate, di cui una con funzioni di responsabile, che si alternano per turni, in uniforme e munite dell’equipaggiamento in dotazione fornito dall’istituto di vigilanza.

Team leader

La guardia giurata con funzioni di Team leader risponde dell’attrezzatura , dello svolgimento operativo e della disciplina dei membri del gruppo, cura lo schieramento e la configurazione del team.
Il Team leader funge da consulente per la sicurezza del Comandante della nave, evidenziando i problemi legati alla sicurezza e/o le carenze che potrebbero portare ad un innalzamento del rischio.
In particolare, i compiti del Team leader sono i seguenti:

  • Promuovere l’organizzazione di un briefing sulla sicurezza con il Comandante e l’equipaggio prima del transito nelle acque a rischio pirateria o quando ci sono dei cambiamenti di equipaggio;
  • Attuare, per la parte di competenza, le procedure di sicurezza e di protezione della nave contro eventuali attacchi ostili contenute nello Ship Security Plan della nave;
  • Effettuare regolarmente ispezioni di sicurezza sulla nave, assicurandosi che il livello di protezione sia adeguato;
  • Vigilare sull’attività delle guardie giurate dipendenti, facendo svolgere addestramenti regolari per assicurarsi la costante operatività del team;
  • Inviare al titolare della licenza, o al soggetto da questi individuato, un rapporto giornaliero sulle attività del team a bordo;
  • Inviare un rapporto al titolare del’istituto a conclusione del servizio di protezione.
  • In tutte le attività inerenti il servizio di protezione della nave, il Team leader è coadiuvato dalle guardie giurate che operano, in base alle indicazioni dello stesso, secondo le specifiche competenze e la situazione che devono fronteggiare.

Procedura di allarme e di uso della forza

Spetta all’istituto di vigilanza adottare un proprio protocollo di intervento -ovviamente conforme alle norme di ingaggio internazionali – che deve essere riportato nel regolamento di servizio. In ogni caso il protocollo dovrà contenere quanto meno le seguenti fasi:

Fase 1 – Identificazione della minaccia

se viene identificata una minaccia è compito del Team leader (o di un’altra Guardie Giurata in sua assenza) comunicare al Comandante o, in sua assenza, all’ufficiale di guardia, che intende dare avvio alle procedure previste per l’uso della forza.

Il Comandante mantiene sempre e comunque l’autorità per ordinare alle Guardie giurate di cessare il fuoco fatto salvo l’inalienabile diritto di autodifesa, in ogni caso il Comandante mantiene sempre la responsabilità ultima per la sicurezza della navigazione ed il comando generale della nave.

Eventuali decisioni prese dal Comandante sono vincolanti e gli istituti di vigilanza devono istruire le guardie giurate di conseguenza.

Ogni guardia giurata è personalmente responsabile per l’uso di qualsiasi tipo di forza che deve essere sempre conforme al presente Regolamento ed alle leggi nazionali e internazionali applicabili e pertinenti

Fase 2 – Manifestazione di comportamenti aggressivi

E’ lecito utilizzare avvertimenti di tipo “non cinetico” quando sia ragionevole credere che un’imbarcazione stia manifestando comportamenti potenzialmente aggressivi.

Tra questi tipi di avvertimenti possiamo trovare:

  1. uso di VHF, megafoni e/o messaggistica preregistrata difensiva trasmessa da mezzi elettronici (Long/medium Range Acoustic Devices – L/MRAD);
  2. azioni navali evasive;
  3. utilizzo di luci lampeggianti, razzi e laser non letali classificati “eye-safe” secondo le indicazioni del produttore;
  4. uso di cannoni ad acqua e / o tubi idraulici ad alta pressione.
  5. Portare e mostrare le armi da fuoco ai potenziali aggressori
  6. Avvertimenti verbali da parte delle guardie giurate

Tutte le armi da fuoco caricate devono avere la sicurezza inserita.

Fase 3 – Conferma della minaccia

Nel caso in cui il Team Leader ritenga che eventuali colpi d’avvertimento possano far desistere un’imbarcazione da un attacco percepito come concreto o come minaccia è possibile usare le armi da fuoco per sparare colpi di avvertimento, rispettando la seguente procedura:

  1. Preventivo richiamo verbale da parte della guardia giurata:
  2. utilizzo di colpi di avvertimento previa autorizzazione del Comandante (tranne in caso di autodifesa);
  3. i colpi di avvertimento devono essere esplosi in modo da garantire l’incolumità dei potenziali aggressori;
  4. qualsiasi uso della forza, in particolare l’uso di armi da fuoco, deve prendere in considerazione il rischio di eventuali conseguenze indesiderate o danni.

Fase 4

Il ricorso alla forza ed in ultima istanza alla forza letale è giustificato nella sola ipotesi dell’esercizio del diritto di difesa legittima, ai sensi dell’art. 52 del codice penale, fermi restando i limiti di ragionevolezza e proporzionalità e comunque nel rispetto della normativa nazionale ed internazionale di riferimento.
Il ricorso alle armi e l’uso della forza nella difesa della nave devono essere disposti dal Comandante.

 

Nov 05 2013

Incaricato di Pubblico Servizio

incaricato di pubblico servizioSecondo la legge italiana l’incaricato di pubblico servizio è chi, pur non avendo le funzioni proprie del pubblico ufficiale (certificative, autorizzative e delierative) svolge comunque un servizio di pubblica utilità presso organismi pubblici in genere

Disciplina normativa

La definizione di incaricato di pubblico servizio è sancita dal codice Penale, in particolare dall’Articolo 358:

Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.

Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

La legge inoltre precisa che sono escluse da questa definizione le persone che svolgono “semplici mansioni di ordine” o “prestazioni di opera meramente materiale”.

Questo significa che, per indicare se un soggetto sia o meno un incaricato di pubblico servizio bisogna fare riferimento non alla sua natura giuridica ma alle sue funzioni giuridiche, che, nel caso degli incaricati di pubblico servizio, consistono nella cura di interessi pubblici o nel soddisfacimento di bisogni di interesse generale.

Modifica al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza

Il decreto legge 8 aprile 2008 n° 59 ha modificato l’art. 138 del T.U.L.P.S., in particolare ha sancito che una guardia particolare giurata, che lavori alle dipendenze di un istituto di vigilanza privato, durante lo svolgimento delle proprie mansioni è qualificabile come “incaricato di pubblico servizio”.

Salvo quanto diversamente previsto, le guardie particolari giurate nell’esercizio delle funzioni di custodia e vigilanza dei beni mobili ed immobili cui sono destinate rivestono la qualità di incaricati di un pubblico servizio.

(Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza all’art. 138, punto 3)

Differenza tra Incaricato di Pubblico Servizio e Pubblico Ufficiale

Prima di affrontare le differenze tra queste qualifiche cerchiamo di fare un po’di chiarezza riassumendo di seguito i casi possibili:

  • Pubblico Ufficiale: individuo che esercita una pubblica funzione; è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi (art. 357 c.p.). Alcuni esempi di pubblici ufficiali: medici ospedalieri, assistenti sociali di un ente pubblico, dipendenti di uffici pubblici (es. uffici anagrafici) che rilasciano certificati, insegnanti di scuole pubbliche e private, notai, capitreno, controllori sui mezzi pubblici, ufficiali sanitari, tecnici comunali.

  • Incaricato di pubblico servizio: individuo che, a qualunque titolo, presta un pubblico servizio; per pubblico servizio si intende un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale (art. 358 c.p.). Alcuni esempi di incaricati di pubblico servizio: i dipendenti comunali che preparano i certificati senza avere potere di firma, i dipendenti delle aziende sanitarie locali, le Guardie Giurate, i volontari della protezione civile, un letturista dei contatori Enel o del gas .

  • Esercente di un servizio di pubblica necessità: i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi, oppure privati che, pur non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica Amministrazione ( art. 359 c.p.).

Per questi soggetti giuridici le differenze consistono – oltre che nei poteri certificativi, autorizzativi e deliberativi di cui è dotato solamente il Pubblico Ufficiale – nelle differenti responsabilità di fronte alla legge:

Un Pubblico Ufficiale infatti può essere chiamato a rispondere di corruzione in un atto d’ufficio mentre un incaricato di Pubblico Servizio no (per esempio i reati di falso in atto pubblico o falso ideologico).

Inoltre, gli atti compiuti dal  Pubblico Ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni godono di fede privilegiata, ovvero sono veri fino a querela di falso, a differenza degli atti compiuti da un incaricato di Pubblico Servizio (per esempio, un controllore di un autobus dinanzi ad un rifiuto di esibizione dei documenti  o a seguito di un furto  deve chiamare necessariamente  le forze dell’Ordine).

Tutele dell’incaricato di pubblico servizio

La legge italiana tutela gli Incaricati di Pubblico Servizio al pari dei Pubblici Ufficiali con i seguenti articoli del codice penale

Art. 336 Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale:

Chiunque usa violenza a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa

Art. 337 Resistenza a un pubblico ufficiale: 

Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni

Oct 14 2013

Lecito licenziare il dipendente aggressivo

collega aggressivoLa Corte di Cassazione, con sentenza n. 10814 dell’8 maggio 2013, ha confermato che il comportamento aggressivo di un dipendente – soprattutto se aggravato da circostanze di futili motivazioni – è da ritenersi giusta causa per il licenziamento senza preavviso.

Il Caso

Nel caso in esame il lavoratore aveva avuto un acceso diverbio con una collega, seguito ad una aggressione (lancio di un carrello porta vivande) che aveva coinvolto anche una terza persona. La Corte ha ritenuto che l’episodio, anche per via dei futili motivi che ne stavano alla base, violasse l’art. 123 del CCNL e costituisse una rottura irreparabile del rapporto di fiducia che deve esistere tra datore di lavoro e dipendente.

La sentenza

La difesa aveva sostenuto che il licenziamento non aveva seguito l’iter corretto in quanto il dipendente non era stato deferito alla commissione disciplinare interna, precludendogli così la possibilità di difendersi dall’accusa. La Corte tuttavia ha ritento corretta la procedura seguita dall’azienda e ha ribadito che il procedimento disciplinare preso dall’azienda è stato corretto e che il comportamento tenuto dal dipendente era tale da giustificare il licenziamento senza preavviso.

Nonostante il lavoratore sostenga che non si sarebbe trattato di un comportamento aggressivo ma, semmai, di una condotta offensiva che non è riconducibile alla fattispecie collettiva in relazione alla quale è consentita la risoluzione del rapporto, i Giudici di legittimità evidenziano “che la censura, per come è formulata, non investe un giudizio di logicità della motivazione ma pretende una revisione del ragionamento decisorio secondo una ricostruzione che il ricorrente ritiene a sé più favorevole ma non è sostenuta dalla prospettazione alcun elemento di fatto decisivo il cui esame sia stato omesso e che, ove valutato, avrebbe potuto determinare una diversa conclusione del giudizio.” Ricordano poi i giudici di Piazza Cavour che “il giudizio di proporzionalità della sanzione, rispetto all’addebito contestato, è un giudizio di fatto che è riservato al giudice del merito e non è censurabile in cassazione ove sia stato, come nel caso in esame, congruamente, adeguatamente e logicamente motivato.”.

Oct 11 2013

Chi svolge incarichi promiscui ha diritto al livello retributivo superiore

livello inquadramento guardia giurataUn dipendente a cui vengano assegnate mansioni promiscue ha diritto ad essere inquadrato nel livello retributivo superiore, quando queste mansioni vengano attribuite per un periodo prolungato e non siano motivate da temporanee necessità.

Con la sentenza del 23 ottobre 2012, la Corte di Cassazione ha sancito che la promiscuità delle mansioni si realizza anche quando la mansione di livello superiore viene eseguita per un periodo di tempo molto inferiore alle altre mansioni.Nel caso preso in esame dalla sentenza, infatti, il richiedente svolgeva regolarmente la mansione di livello superiore solo nella giornata di sabato, ovvero in una proporzione molto ridotta rispetto alle sue normali mansioni. La Corte ha sentenziato quanto segue:

La norma esclude la prevalenza delle mansioni superiori al fine del riconoscimento del livello superiore che deve essere comunque riconosciuto indipendente dalla prevalenza delle corrispondenti mansioni.

Ovvero a prescindere da quante ore alla settimana vengano impiegate in attività che rientrano in un livello di inquadramento superiore -ovvero attività diverse e che richiedano maggiori qualifiche rispetto a quelle normalmente svolte o che vengono eseguite con un autonomia decisionale superiore a quella normalmente assegnata- il dipendente ha diritto non solo al trattamento economico previsto per l’attività in concreto svolta, ma anche all’assegnazione definitiva a tale attività ed alla relativa qualifica.

Gli unici due casi in cui questo non si verifica sono quando l’attività viene assegnata per un periodo di tempo non significativo – inferiore ai tre mesi lavorativi – oppure quando l’assegnazione ha carattere di vicariato, ovvero viene effettuata per sostituire un altro lavoratore assente che ha diritto alla conservazione del posto (infortunio, malattia, maternità, permessi, ecc)

Oct 10 2013

Chi deve pagare la divisa della Guardia Giurata?

 

divisa guardie giurateAbbiamo già parlato in passato della divisa delle guardie giurate, ma forse è il caso di ribadire un punto: la divisa deve essere sempre fornita dall’Istituto di Vigilanza.

 

Può sembrare una affermazione ovvia ma purtroppo non è così, alcuni istituti (molto poco professionali) tentano di risparmiare in tutti i modi fino a costringere le guardie giurate a comprarsi di tasca propria l’uniforme. Per fortuna una sentenza della Cassazione ci viene incontro:

“In caso di inadempimento del datore di lavoro all’obbligo, contrattualmente assunto, di fornitura ai dipendenti di “vestiario uniforme”, ove il dipendente, al fine di adempiere alla propria obbligazione di indossare in servizio abili “uniformi”, sia conseguentemente costretto ad acquistare a proprie spese abiti che, per tipo e foggia, diversamente non avrebbe acquistato, il datore di lavoro è tenuto, in base alla disciplina generale di cui agli artt. 1218 e ss. cod. civ., a risarcirgli il danno rappresentato dal costo aggiuntivo incontrato per detto acquisto, giacché trattasi di perdita patrimoniale causalmente riconducibile in modo immediato e diretto all’inadempimento, secondo regole di normalità e tenuto conto del principio, desumibile dall’art. 1225 cod. civ., relativo al giudizio ipotetico di differenza tra la situazione quale sarebbe stata senza il verificarsi del fatto dannoso-inadempimento e quella effettivamente avvenuta”.

In questa sentenza, che risale al 29 maggio 2012, la Corte ha contrastato la decisione del Giudice d’Appello decretando che un istituto che abbia un codice di abbigliamento obbligatorio -ovvero una divisa che il dipendente deve obbligatoriamente utilizzare altrimenti è passibile di richiami e sanzioni disciplinari- non può esimersi dal fornire il vestiario al dipendente, di più, la mancata consegna delle divise costituisce un danno patrimoniale nei confronti dei dipendenti che si trovano costretti a pagare di tasca loro un’attrezzatura nell’interesse esclusivo del datore di lavoro

Questa sentenza si applica non solamente alle guardie giurate che, ricordiamo, sono tenute ad indossare la divisa dell’istituto per cui prestano servizio, ma anche a tutti quei lavoratori che si ritrovano a dover indossare una qualche forma di uniforme imposta dal datore di lavoro: in nessun caso infatti può essere imputato l’onere dell’acquisto al dipendente

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