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Jun 09 2013

Il mobbing

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L’uomo che dona lealtà, non può vedere il coltello nascosto del suo vicino.
Giacomo  Montana

mobbing guardie giurateIl mobbing è un insieme di comportamenti violenti, prolungati nel tempo, messi in atto da un individuo o da un gruppo nei confronti di un altro individuo e lesivi della sua dignità personale, professionale e della sua salute psicofisica, fino ad arrivare a veri e propri atti di violenza fisica.

I comportamenti messi in atto, se presi singolarmente di solito non raggiungono la soglia del reato (spesso non sono nemmeno illegali di per sé); ciò che causa il danno è il loro continuo susseguirsi e ripetersi che può portare a conseguenze anche gravi per la salute della vittima.

Tra i comportamenti più ricorrenti si trovano:

  • angherie

  • vessazioni

  • demansionamento

  • emarginazione

  • umiliazioni

  • insulti

  • maldicenze

  • ostracizzazione

Il mobbing sul lavoro

La pratica del mobbing ha spesso l’obiettivo di allontanare la vittima dal lavoro, portandola all’abbandono “spontaneo” – senza dover quindi ricorrere al licenziamento – oppure di ritorsione per un comportamento non condiviso (es:  denuncie ai superiori o all’esterno, rifiuto di sottostare a richieste di natura sessuale, rifiuto di eseguire operazioni immorali o contrarie a divieti deontologici, rifiuto di compiere azioni illegali o non etiche).

Si distinguono solitamente due tipologie di mobbing: quello verticale (o gerarchico) e quello orizzontale (o ambientale). Il primo caso è quando un superiore della vittima commette gli abusi (spesso aproffittando della posizione di superiorità), nel secondo caso sono i colleghi della vittima ad isolarla ed emarginarla.

Mobbing gerarchico (o Bossing)

Si parla di Bossing quando un superiore compie azione di mobbing nei confronti di un sottoposto con l’intento di spingerlo alle dimissioni. La motivazione può essere personale (antipatia) o strategica (il sottoposto è poco competente o poco produttivo e si vuole creare spazio per un candidato più promettente). Solitamente viene messo in atto da un singolo individuo (il boss), ma può estendersi anche ai colleghi della vittima che desiderano ingraziarsi il capo o semplicemente vogliono evitare di finire al loro volta nel mirino.

Un caso più raro di mobbing verticale è il cosiddetto mobbing dal basso, in cui un sottoposto (più spesso un gruppo) pone in atto vessazioni nei confronti del diretto superiore tentando di screditarlo agli occhi della direzione o di portarlo all’abbandono dell’incarico.

Mobbing ambientale

Il mobbing tra pari (o ambientale o orizzontale) è invece quello praticato dai colleghi della vittima. Solitamente è messo in pratica da un gruppo di due – quattro persone, in alcuni casi anche di più; molto raramente è messo in atto da una singola persona.

Ha quasi sempre come obiettivo un individuo non integrato nel gruppo(per i motivi più disparati: carattere, motivi etnici, motivi religiosi, ecc), generalmente però la causa scatenante è la necessità da parte della maggioranza di trovare un “capro espiatorio” con cui prendersela per i più disparati problemi (inefficienza, disorganizzazione, fallimenti, ecc.).

Si è parlato di mobbing come persecuzione psicologica nell’ambiente di lavoro per la prima volta verso la fine degli anni 80, da parte di uno psicologo svedese, Heinz Leymann.

Leymann definì il mobbing come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo, progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa.

In Italia la tematica del mobbing è stata introdotta per la prima volta nel 2002 quando lo psicologo tedesco Harald Ege, pubblicò un metodo per il riconoscimento del danno da mobbing e del fenomeno stesso tramite il riconoscimento di 7 parametri (il cosiddetto Metodo Ege 2002).

Il mobbing nella pratica

Sul luogo di lavoro il mobbing si attua con la vessazione sistematica della vittima utilizzando violenza psicologica o anche fisica, arrivando a privare la vittima dei mezzi e dele relazioni indispensabili allo svolgimento di una sua normale attività lavorativa.

Alcuni esempi possono essere:

  • Sottrazione ingiustificata di incarichi o della postazione di lavoro

  • Dequalificazione delle mansioni a compiti banali (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti insignificanti, dequalificanti o con scarsa autonomia decisionale) così da rendere umiliante il prosieguo del lavoro

  • Rimproveri e richiami anche per banalità, espressi in privato e sopratutto in pubblico

  • Dotazione di attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, arredi scomodi, ambienti male illuminati;

  • Assegnazione di incarichi urgenti all’ultimo giorno utile o con informazioni incomplete

  • Continua assegnazione di incarichi al di là delle possibilità della vittima

  • Interruzione del flusso di informazioni necessario per l’attività

  • continue visite fiscali in caso malattia (e spesso al ritorno al lavoro, la vittima trova la scrivania sgombra).

Altri elementi che fanno configurare il mobbing possono essere attacchi verbali, “doppi sensi”, cambio di tono in presenza della vittima, ecc. Questo tipo di situazioni, pur essendo di gravità minore, sono anche difficilmente dimostrabili e rendono quindi più complicato dimostrare la situazione di aggressione.

Conseguenze sulla salute

Il mobbing non è una malattia ma può esserne la causa, sono state registrate patologie di tipo psichiatrico, fisico e sopratutto sociale in soggetti sottoposti a mobbing per periodi prolungati:

Disturbi psichiatrici:

  • la perdita d’autostima

  • depressione

  • insonnia

  • isolamento.

Disturbi fisici:

  • cefalea

  • annebbiamenti della vista

  • tremore

  • tachicardia

  • sudorazione fredda

  • gastrite

  • dermatosi

Disturbi della socialità:

  • nevrosi

  • depressione

  • isolamento sociale

  • suicidio

Giurisprudenza attuale

L’INAIL (la prima in Italia a definire il mobbing lavorativo) lo ha classificato come  costrittività organizzativa, È quindi chiaro che il mobbing non è una malattia ma rappresenta il termine per indicare una complessiva attività ostile generalmente portata avanti da un datore di lavoro (pubblico o privato, da solo o in combutta) per demansionare il lavoratore, isolarlo e obbligarlo al trasferimento o alle dimissioni.

Con l’attuale giurisprudenza è più facile ottenere il risarcimento per il danno biologico, che non quello per il danno morale: il mobbing infatti deve aver procurato una delle malattie documentate in letteratura medica per avere diritto a un’indennità da parte dell’azienda.

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