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Sep 23 2013

Lecito licenziare chi rifiuta l’intervento urgente anche si trova a fine turno

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licenziamento guardie giurate per insubordinazioneUna Guardia Giurata non può abbandonare il posto di lavoro ed è tenuta a aspettare il cambio, inoltre in caso di emergenza insorta alla fine del turno vi è l’obbligo di prestare servizio anche se questo dovesse comportare lo sforamento del limite delle otto ore giornaliere. Insubordinazione, infatti,  è il reato contestato ad una guardia giurata che si era rifiutata di aspettare il cambio in una situazione di emergenza.

La sentenza

Il datore di lavoro è autorizzato a licenziare un dipendente che rifiuta di eseguire un intervento di urgenza mentre è smontante: La Corte di Cassazione ha infatti sancito, con una sentenza del 18 settembre 2013, che la modalità della “flessibilizzazione” dell’orario consente di fatto di far fronte ad emergenze e imprevisti anche con il superamento del termine delle otto ore regolari.

La Corte ha infatti respinto il ricorso, presentato da una guardie giurata che si opponeva alla decisione della Corte d’appello di Firenze, la quale ha legittimato il licenziamento operato dall’azienda in seguito al rifiuto di eseguire un intervento ‘urgenza poco prima della fine del turno.

Il caso

La guardie giurata si è rifiutata di intervenire in seguito ad una segnalazione della centrale di un allarme scattato nella sua zona poco prima della fine del suo turno.

La condotta del dipendente è stata ritenuta dall’Istituto una dimostrazione di insubordinazione, in quanto l’Art 75 del CCNL della Vigilanza prevede espressamente che il personale smontante o già smontato è obbligato ad effettuare il servizio nel ricorso di condizioni oggettive che lo richiedano. La sezione lavoro della Suprema corte ha ritenuto legittimo il provvedimento espulsivo in base alle disposizioni di legge e di contratto che regolano l’orario di lavoro del personale addetto ai turni di notte, e in particolare di quello di vigilanza:

«L’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore nelle ventiquattro ore, è fatta salva, tuttavia, l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, che prevedano un orario di lavoro plurisettimanale, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite. Tale disposizione è ribadita dall’articolo 13 del d.lgs. 66/2003 e ha trovato piena attuazione nella contrattazione collettiva di settore (art. 71 del c.c.n.l. del personale degli istituti di vigilanza privata ratione temporis applicabile) nel quale, stante il ruolo ricoperto dalla vigilanza privata quale attività ausiliaria di prevenzione, sicurezza per la tutela del patrimonio pubblico e privato, con le conseguenti necessità di assicurare servizi caratterizzati da straordinarietà non programmabili al fine di evitare pericoli e/o danni ai beni da vigilare, è stato convenuto che in base all’art. 3 d.lgs. 66/2003 ai fini contrattuali l’orario di lavoro è fissato in 40 ore settimanali e, tuttavia, si è precisato che tenuto conto delle obiettive necessità di organizzare i turni di lavoro in maniera da garantire la continuità nei servizi di tutela del patrimonio pubblico e privato affidato agli istituti di vigilanza».

E ancora

«Il lavoratore del turno smontante non può lasciare il posto di lavoro senza prima aver avuto la sostituzione, del lavoratore del turno montante, che dovrà avvenire entro due ore e mezza dal termine del normale orario giornaliero»: si tratta di una modalità di flessibilizzazione dell’orario che, ragionevolmente, consente il corretto avvicendamento nel servizio assicurando la presenza di personale per fare fronte a esigenze impreviste, e non rientranti nella normale organizzazione del lavoro, quale può essere concretamente qualificata la necessità di provvedere ad un intervento in prossimità della fine del turno di servizio con, solo eventuale, travalicamento del termine di otto ore.

Fonte www.cassazione.net

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