«

»

Oct 14 2013

Lecito licenziare il dipendente aggressivo

1 Flares 1 Flares ×

collega aggressivoLa Corte di Cassazione, con sentenza n. 10814 dell’8 maggio 2013, ha confermato che il comportamento aggressivo di un dipendente – soprattutto se aggravato da circostanze di futili motivazioni – è da ritenersi giusta causa per il licenziamento senza preavviso.

Il Caso

Nel caso in esame il lavoratore aveva avuto un acceso diverbio con una collega, seguito ad una aggressione (lancio di un carrello porta vivande) che aveva coinvolto anche una terza persona. La Corte ha ritenuto che l’episodio, anche per via dei futili motivi che ne stavano alla base, violasse l’art. 123 del CCNL e costituisse una rottura irreparabile del rapporto di fiducia che deve esistere tra datore di lavoro e dipendente.

La sentenza

La difesa aveva sostenuto che il licenziamento non aveva seguito l’iter corretto in quanto il dipendente non era stato deferito alla commissione disciplinare interna, precludendogli così la possibilità di difendersi dall’accusa. La Corte tuttavia ha ritento corretta la procedura seguita dall’azienda e ha ribadito che il procedimento disciplinare preso dall’azienda è stato corretto e che il comportamento tenuto dal dipendente era tale da giustificare il licenziamento senza preavviso.

Nonostante il lavoratore sostenga che non si sarebbe trattato di un comportamento aggressivo ma, semmai, di una condotta offensiva che non è riconducibile alla fattispecie collettiva in relazione alla quale è consentita la risoluzione del rapporto, i Giudici di legittimità evidenziano “che la censura, per come è formulata, non investe un giudizio di logicità della motivazione ma pretende una revisione del ragionamento decisorio secondo una ricostruzione che il ricorrente ritiene a sé più favorevole ma non è sostenuta dalla prospettazione alcun elemento di fatto decisivo il cui esame sia stato omesso e che, ove valutato, avrebbe potuto determinare una diversa conclusione del giudizio.” Ricordano poi i giudici di Piazza Cavour che “il giudizio di proporzionalità della sanzione, rispetto all’addebito contestato, è un giudizio di fatto che è riservato al giudice del merito e non è censurabile in cassazione ove sia stato, come nel caso in esame, congruamente, adeguatamente e logicamente motivato.”.

1 Flares Twitter 0 Facebook 1 Google+ 0 LinkedIn 0 1 Flares ×

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

1 Flares Twitter 0 Facebook 1 Google+ 0 LinkedIn 0 1 Flares ×